Diario COVID – Non chiamatemi eroe

Diario Covid, che ironia.
Di diari, come sapete, sono solita scriverli sovente ma non credevo potesse accadere, mai nella mia vita, di riuscirne a scrivere uno di questa portata.
Non chiamatemi eroe, ve ne prego.

Voglio semplicemente condividere per il puro piacere di farlo, altrimenti sclero, la mia terapia personale per non incombere in un’abisso profondo dal quale non saprei come uscirne.

Diario Covid

Diario Covid – La mia esperienza

Sapete qual è il mio lavoro?

Io sono Tecnico delle Attività Motorie in un Istituto di Riabilitazione Psichiatrico.

Il mio luogo di lavoro sono le palestre e il mio obiettivo quello di migliorare la qualità di vita dei ragazzi ed aiutarli a stare meglio da un punto di vista morale ma anche fisiologico.

Io non sono addetta alla loro assistenza ma al loro divertimento.

E questo mi rende immensamente grata, ogni volta.

Se hanno una giornata storta, vengono in palestra e ridono.

Questo, è sempre stato il mio più grande rinforzo, la più bella ricompensa.

Adesso però immaginate una stanza nera.

Blackout immediato, totale scompiglio.

Lunedì 19 Ottobre 2020 iniziano ad arrivare comunicazioni dei primi positivi, ragazzi ed operatori dei piani.

Da lì non ricordo con precisione l’ordine degli eventi ma è stata un’esclation di vicende e adattamenti.

La palestra è improvvisamente diventato un luogo desolato deserto.

Fastidiosamente privo di risate.

Attorno a questa insopportabile bolla silenziosa, il caos.

Passi svelti, decisioni prese al volo, stato di emergenza improvviso e poi ancora tamponi positivi e ulteriori adattamenti.

Mi sono trovata a svolgere mansioni che non avevo mai svolto ma nelle mie capacità.

Fino a ieri.

Ieri la paura.

La richiesta urgente di coprire il turno al piano è avvenuta improvvisamente, come un fulmine nel cielo, percorrendo intensamente tutto il mio corpo.

Non chiamatemi eroe, prendete questo mio “diario Covid” come un bisogno vitale per liberare la tensione.

Mi sono trovata dentro al mio scafandro, suoni ovattati e respiro affannoso, consapevole che quello che avevo davanti e ciò che avrei dovuto fare, andava ben oltre i miei limiti.

Ce la posso fare!
Mi sono urlata dentro quando ho varcato quella soglia.

Poi il buio.

Non ricordo come ho fatto e cosa ho fatto nell’arco di quelle 7 ore.

So solo che quello scorrere surreale del tempo, ha lasciato forte il segno e le sensazioni sono così nitide che rimarranno per sempre.

I ragazzi che non mi riconoscevano, i loro occhi distaccati, ho provato a parlare con loro avvicinandomi.
Ora posso, finalmente, dietro tutti quegli strati di tessuto.

I primi sorrisi, sento che chiamano il mio nome, adesso mi chiedono quando torneremo in palestra.
Che colpo al cuore inspiegabile.

Penso, dentro me, ancora una volta incredula, di quanto l’amore sia potente, di quanto sia il motore di tutto, davvero.

Domani un altro turno, so solo questo, il resto mi rimane ancora ignoto.

Indosserò nuovamente lo scafandro e continuerò a nuotare, dentro questo oceano di paura e coraggio, titubanza e determinazione, nervosismo e amore.

Mi fermo qui, per adesso.

Grazie, per avermi letta.

Enne

Lascia un commento