Ho vissuto in Africa – Diario di viaggio

Tanzania

Tanzania
Mgolole, Tanzania

Tanzania 2015 – COGLI L’ATTIMO

Con delicatezza che non è superficialità e con dolcezza; per assaporare meglio ogni singola sensazione, immagine, suono, gusto, profumo, per porre maggior attenzione ed andare sempre nel profondo, esaltando la “curiositas” che non è intesa nel significato moderno del termine ma nel suo significato latino:

voglia di conoscere, di scoprire e far diventare indelebile ogni cosa.

Dimenticare la dimensione del tempo ma vivere “hic et nunc”, qui ed ora perché l’istante che sto vivendo è già passato ma se colgo l’attimo me lo ricorderò per sempre.

Ogni cosa è da ricordare per sempre, sia essa bella o brutta perché se è avvenuta ci sarà per forza stato un motivo ed è necessario accettarlo senza troppe preoccupazioni o pensieri, semplicemente cogliendo quell’ attimo preciso e inspirare, profondamente, in silenzio, ad occhi chiusi.

Il tempo non deve essere il problema perché è dire comune che talvolta passa in fretta quindi l’unica soluzione non è vivere a lungo ma saper vivere la vita e come farlo è custodito nel significato più intenso di un’unica frase:

COGLI L’ATTIMO

Noemi

Ricordo perfettamente quando e dove scrissi queste parole.

Ero a Melela, Tanzania, in un villaggio in mezzo alla savana, seduta su una sedia di bamboo nella terrazza della struttura dove ho alloggiato per una settimana.

Da lassù dominavo alberi di Bougainville e Christmas tree un po’ secchi sotto il sole ardente africano.

L’Africa, un sogno durato molti anni e che ancora custodisco gelosamente nel mio cuore.

Da sempre l’amore per questo continente mi invade, così il 9 Agosto 2014, per la prima volta grazie ai padri della mia Parrocchia spicco il volo.

Eravamo 4 ragazzi all’ora, pieni di emozione e solo in parte consapevoli di ciò che ci sarebbe accaduto.

Si aprono le porte dell’ aeroporto della capitale della Tanzania, Dar Es Salaam e la prima cosa è stata chiudere gli occhi, ho respirato profondamente e con una lacrima pronta ad abbandonare il mio corpo mi sono sentita invasa e pervasa da quell’ aria tanzaniana caldo-umida che mi ha baciata anima e corpo profondamente.

Riapro gli occhi e adesso sono pronta ad affrontare le prossime due settimane.

Sono stati giorni ricchi e preziosi di sensazioni uniche, troppe per concentrarle in così poco tempo.

Abbiamo conosciuto varie realtà, ma il problema del tempo ci ha presentato nuovamente il suo conto, purtroppo non è stato abbastanza per poter andare oltre e fare qualcosa di più profondo.

Quell’estate conoscemmo Mgolole, villaggio che presenta un orfanotrofio all’ interno di un convento di suore.

Poi varie strutture sanitarie che si trovano in villaggi limitrofi, più o meno lontani.

Abbiamo visitato un centro che si occupa di persone con disabilità fisica gestito da suore cappuccine nel villaggio di Kihonda e il villaggio nativo del nostro parroco, Maskati a circa 2000 m di altitudine.

Paesaggi tipici africani con la terra rossa che ti macchia gli occhi e il cuore, ma anche flora rigogliosa, piante di caffè, cioccolato e tanti alberi da frutto.

Ci siamo divertiti ad osservare animali mai visti, colori e sfumature nuove, ascoltare melodie ed assaporare cibi sconosciuti fino ad all’ ora.

Ci siamo innamorati di sorrisi.

Tanzania
Mgolole, Tanzania

Si, avete capito bene.

E vi assicuro che è possibile.

Tutto questo appartiene ad un ricordo molto nitido nella mia testa.

Tutto questo mi ha squarciato il cuore e nella ferita fresca ha lasciato tanta felicità, quella vera.

Il tempo passato a salutare questa terra portava con sé un dolore insopportabile, indescrivibile.

Una volta rientrata in Italia avevo incubi, passavo notti intere a piangere sopra le foto, a ripassare le poche parole di Swahili (lingua più diffusa in Tanzania) imparate e i nomi dei bambini che avevo conosciuto. Tutto questo per paura che prima o poi il tempo, sempre lui maledetto, li trascinasse nell’ oblio della mente.

Per me non fu possibile sopportare tutto questo.

Esattamente 4 mesi dopo, il bisogno estremo che avevo di ritornare “a casa” fu così forte che i miei genitori si convinsero a comprarmi il biglietto.

Mamma mia, quel biglietto.

Il countdown iniziò immediatamente.

Ed ogni giorno io mi riempivo di felicità perché ogni giorno era un passo in più che mi avvicinava a Lei.

Avevo il biglietto che mi avrebbe cambiato per sempre la vita.

Sola, ma era tutto quello che mi bastava per affrontare questa avventura.

Il 27 Luglio 2015 partii.

L’emozione era immensa e quel giorno nel mio diario di bordo scrissi le seguenti parole:

“Sono al gate dell’aeroporto di Roma Fiumicino per aspettare l’imbarco che apre alle 15:35.

Sono sopraffatta dalle emozioni per la partenza e per tutte le persone che lascio qua; prima fra tutti la mia famiglia.

Viaggiare da soli è bello, soprattutto se la meta è il sogno che hai fatto ogni notte da quando sei tornato; è bello perché sei tu con i tuoi pensieri, stop. Devi fare i conti solo con te stessa e con quello che popola la tua mente. Nient’altro. Però allo stesso tempo la voglia e il desiderio di condividerlo con le persone che ami qualche volta prende il sopravvento e lascia un fastidioso nodo alla gola.

Ma cacciamolo e torniamo a noi.

Sono arrivata, arrivata all’ ultimo step del countdown che dallo scorso Dicembre mi ha dato la forza di andare avanti. Spero di riuscire a godermi e assaporare tutto, ogni singolo dettaglio, spero di viverlo a pieno.

Come annusare un fiore profumato ed essere trasportati dall’istinto a chiudere gli occhi e inspirare a fondo, fino a che i polmoni non ce la fanno più a immettere aria.

Vorrei riuscire a lasciare il sorriso nelle mie labbra e nel mio cuore più a lungo possibile e per questo sono fiduciosa nella mia Africa.

Ciao a tutti gli amici, ciao a tutti i miei pensieri.

Io sono pronta.

Io parto.

– zero… Ce l’ho fatta!

Oggi è un giorno speciale, di quelli che rimarranno speciali per tutta la vita”.

Ho vissuto in una casa di suore a Kikurunhembe che durante i mesi della mia permanenza (circa due) mi hanno trattata come una figlia, una sorella e un’amica, per questo non le ringrazierò mai abbastanza.

Questa è stata la mia “dimora base” dove potevo tornare a seguito delle mie successive esplorazioni.

La prima vera avventura è stato l’orfanotrofio, per una settimana ho lavorato lì, aiutando le suore con i bambini, dai più piccoli ai più grandi, non avevo una mansione specifica, seguivo la logica di fare quello che serviva.

Quei giorni lì mi hanno davvero dimostrato che due mani per una persona sono davvero troppo poche; sono poche per abbracciare tutti, poche per consolarli, per prenderli in braccio, per sfamarli, cambiarli ed accarezzarli.

Decisamente impossibile esprimere a parole la mia emozione.

Tanzania
Mgolole, Tanzania

La seconda settimana mi sono spostata nel centro disabili a Kihonda, anch’esso conosciuto l’anno precedente, dove ho lavorato affiancando un meraviglioso fisioterapista e un ortopedico fantastico che mi hanno aiutata a raccogliere alcuni dati successivamente utilizzati per la stesura della mia tesi di laurea.

Ho lavorato con pazienti affetti da paralisi cerebrale infantile e adulti post ictus.

Mi sono occupata del recupero funzionale in palestra e anche qui mi limito a descrivere i fatti perché le emozioni non hanno parole.

Mi ricorderò per sempre i loro sguardi, i sorrisi e la gentilezza e dedizione in quello che chiedevo loro di eseguire nonostante fosse faticoso sia a livello fisico che mentale. Non dimenticatevi che lì sono sempre stata la Mzungu, la bianca, quella diversa da loro, ma questo l’ho realizzato anche io solo dopo, a mente lucida, perché in realtà l’accoglienza che ogni volta mi offrivano non me lo ha mai ricordato.

I giorni seguenti sono tornata alla “dimora base” e a salutare i bambini dell’orfanitrofio. Che mi hanno riconosciuta e “stritolata” di baci e abbracci, soprattutto Kasimu che mi ha anche brontolata perché pensava me ne fossi andata via come dice lui “milele” (per sempre).

La storia di Kasimu la dedicherò ad un altro post perché è decisamente una di quelle belle veramente.

Che stringe il cuore.

Zanzibar, Tanzania

L’arrivo di tre persone speciali da Verona ha fatto sì che la mia avventura si arricchisse nel profondo e grazie a loro ho girovagato villaggi remoti della Tanzania passando da una tribù ad un’altra con la gioia negli occhi e una serie di sensazioni mai provate prima.

Vi suggerisco alcune escursioni che potrete vivere anche voi in Tanzania grazie a Civitatis, sarà un’esperienza indimenticabile

Gli ultimi giorni in terra africana sono stati pieni di saluti perché in Africa gli addii non esistono.

Qualche lacrima è scesa ma lì è impossibile piangere perché hanno sempre una melodia da cantare per farti sorridere.

In realtà per questo Post non esiste conclusione e non la cercherò perché parla di un viaggio che per me non finirà mai.

Mi sono promessa che mi prenderò alcuni anni per dedicarmi ad altre mete in giro per il mondo, ma che un giorno tornerò in quella che forse da sempre è stata la mia casa.

Mgolole, Tanzania

Vi saluto con le parole che mi disse il mio caro amico Kasimu in un inglese un po’ elementare ma chiarissimo alle mie orecchie:

“Goodbye Noem, see you soon, please promise me that you come back early, please Noem I love you so much.

And if you can’t come here, remember me forever, please”.

Io ricorderò per sempre tutto questo e so, che, dentro di me, prima o poi ricongiungerò anche il mio corpo a quel mio posto nel mondo.

Enne

Questo articolo ha 2 commenti.

    1. Noemi

      Ciao Jennifer, grazie di cuore !

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