Il mio VIAGGIO DELLA MEMORIA

Il mio Viaggio della Memoria – per non dimenticare

Viaggio della Memoria

Il mio Viaggio della Memoria inizia qui, varchiamo l’entrata e ci addentriamo ad Auschwitz I, conosciuto come il Campo di concentramento originario.

I blocchi in mattoni erano una volta uffici amministrativi oppure luoghi dove avvenivano smistamenti, esperimenti o altro, oggi sono adibiti a museo e contengono suppellettili o altre cose davvero impressionanti.

Li visitammo tutti ma la cosa che mi colpì di più fu il ‘muro della morte’, luogo in cui venivano freddate le persone con un colpo alla nuca.

Notai una rosa, rossa, e piansi, per la delicatezza di quel gesto in un posto così aspro.

Ci spostammo poi nel secondo luogo, questa volta non di concentramento ma di sterminio.

Ricordo il freddo gelido che pizzicava le gambe lungo il tragitto che ci avrebbe portati davanti ad una brutta diapositiva, un’altra, reale, tangibile e vera.

Ricordo che il silenzio ci ha accompagnati e insieme a lui una grande consapevolezza, che nessuno ebbe il coraggio di dire ad alta voce: noi sentivamo freddo, tanto freddo, con i nostri pesanti giacconi, i guanti e le sciarpe, potete solo immaginare loro, con un’unica uniforme leggera e logora fatta di righe odiose.

Ricordo l’entrata di quella che dal vivo sembra una grande bocca che inghiotte profondamente e non lascia scampo, a nessuno. Una bocca dalla quale erano certi di entrare da una porta e probabilmente mai di uscirne se non da quei camini.

Mi stringe ancora un nodo alla gola.

Viaggio della Memoria

Entrammo in quello che chiamano Campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II).

Non trovo altre parole.

Ricordo la vastità di quella terra arida, il freddo e l’orrore, sembrava che essa stessa urlasse.

Percorremmo tutto il perimetro del Campo a piedi e sembrava interminabile, lo era davvero.

Ricordo le baracche di legno, quelle che furono poi bruciate per cancellare ogni traccia nel momento in cui vennero scoperte, le camere a gas con i segni dei graffi e l’odore così acre.

Piansi, mi scesero lacrime, lacrime inutili ma che mi facevano vergognare, mi vergognai di ciò che l’uomo può fare, fino a che punto riesce a spingersi, e davanti a me avevo le risposte, quello sicuramente era il suo limite, oltre il quale non esiste niente, solo la morte.

Dopo svariati passi mi apparsero nuovamente davanti quei binari e quel vagone, chiudo gli occhi e inorridisco, mi immagino una fila e l’uomo in fondo ordina ad alcuni di andare a destra e ad altri invece a sinistra, senza prevedibilità, è lui che decide, rabbrividisco ancora.

Viaggio della Memoria

Decidemmo che ognuno di noi avrebbe ricordato un deportato italiano accendendo una candela e pronunciando ad alta voce il suo nome. Fu un momento davvero emozionante, indescrivibile.

Depositammo poi la candela sopra il memoriale e ce ne andammo, in lacrime e distrutti, letteralmente, dalla cascata emotiva che ci invase, passo dopo passo, in quel Campo maledetto.

Il viaggio di rientro mi provocò nausea, dovuta probabilmente da tutte le sensazioni che provai e dal roviglio di pensieri che mi appannava la mente.

Ma adesso, a distanza di 7 anni da quelle immagini che nonostante il tempo non si sono mai sbiadite, quali sono i miei pensieri relativi al mio Viaggio della Memoria?

Ciò che posso dire è sicuramente di aver imparato ad aver curiosità, nel suo significato latino, ovvero, voglia di sapere, conoscere, ma soprattutto posso dire di aver imparato l’importanza dell’aver voglia di capire e diffidare dal milione di idee che ci vogliono far passare tramite televisione e altri mezzi di comunicazione.

Ho imparato che è fondamentale saper discriminare con cognizione e ragionevolezza ma soprattutto saper scegliere cosa approfondire e a cosa dedicare il proprio tempo senza aspettare l’altro ma correre avanti e voler conoscere e far conoscere con la propria testa.

Non essere presuntuosa che il ‘mio vicino’ capisca ma lottare per far capire l’errore qualora si sbagli e invece di ascoltarlo nel momento in cui argomenta intelligentemente basandosi su fonti attendibili e serie.

Ho imparato a non colpevolizzare differenziando in razze ma porsi domande e cercare risposte, limando ogni pregiudizio che riguardi fatti o persone indistintamente dal colore della pelle, dalla lingua, dalla cultura e dalla religione.

Ciò che invece non ho imparato e che forse rimarrà domanda per sempre dentro la mia testa è:

Come si fa a spezzare il ciclo delle violenze nel mondo?

Ci sarà mai un modo per farlo?

E ancora, gli esseri umani, impareranno mai a cooperare?

Se volete anche voi fare il vostro Viaggio della Memoria, potrete prenotarlo autonomamente grazie a Civitatis

Viaggio della Memoria

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Enne

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