India – diario di viaggio

India

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Delhi, India

Premessa

Se volete anche voi vivere le esperienze che ho vissuto io, potrete prenotare autonomamente la vostra avventura nell’avventura grazie a Civitatis

India – Delhi GIORNO 1

Il mio diario di viaggio in India inizia qui.
Inebetita dal jet-lag mi fiondo nel traffico di Nuova Delhi che mi accoglie subito fuori dall’aeroporto.

La mia guida per Delhi scelta da Evaneos è splendida, il suo nome è Raj.

Anche il mio autista è meraviglioso, un omino paziente e simpatico, mi sfugge il nome ma che importa, ci facciamo di quelle risate nel traffico, è stupito che per me sia caos.

Sbrigate le prime commissioni come soldi, scheda per il telefono e bagagli in hotel parte il mio tour.

Prima tappa della mia India, Old Delhi, ok, aveva ragione il mio amico autista, non ce n’è mai abbastanza di traffico qui!

Arrivati, visito la moschea Jama Masjid, una delle più importanti dell’intera India. Quello che mi accoglie è meraviglioso, mi tolgo le calzature ed entro nel cortile di questa meravigliosa struttura, la foschia perenne sopra le nostre teste rende tutto ancora più mistico,vari stormi di uccelli volano e a me sembra di sognare, i raggi del sole che fanno fatica ad entrare carezzano la struttura musulmana, i volti dei bimbi con gli occhi di un nero profondo e i colori sgargianti degli abiti delle loro madri. Mi concedo qualche minuto e scatto molte foto.

Seconda tappa Gandhi Garden, il vero nome è improponibile per la mia memoria ma questo spazio verde così famoso e venerato, lo troverete a tutti i costi.

La pace, una distesa verde smeraldo con al centro un fuoco circondato da fiori dai mille colori e alberi lasciati al decorso naturale della loro vita, tolgo le scarpe anche qui, un rito che mi piace da matti, perché ti vivi il luogo in maniera nuda e cruda, è un segno di rispetto grande e questo mi meraviglia, scatto alcune foto poi la mia pace è interrotta da mille giovani, uomini e donne, tra questi anche un ufficiale della polizia con il figlio, che mi chiedono di scattare con loro foto. All’ennesimo ragazzo chiedo quale sia il motivo di tanto entusiasmo nei miei confronti, mi risponde che oltre ad essere bianca, e quindi diversa da loro, dice che assomigli ad un’attrice indiana, le mie risate, a questa frase, escono inevitabilmente. Riguardo al chiedermi foto per la mia pelle bianca, ecco questo mi stupisce e mi fa riflettere, la necessità di avvicinarsi al diverso e la voglia di conoscerlo, questo in Italia è molto raro trovarlo, dall’India, spero di impararlo bene per portarlo a casa come souvenir.

Ritorno alla mia macchina dove mi aspetta il mio amico e adesso mi porta ad uno dei più imponenti tempi Sikh dell’India, indosso il mio copricapo, tolgo le scarpe e le calze ed entro.

Una vera magia, il bianco e le decorazioni a mosaico mi invadono gli occhi, i canti e l’odore di legna bruciata mi riempiono i polmoni, l’acqua che scorre tutto intorno e l’oro delle cime del tempio mi illuminano, in silenzio mi godo la vista dall’esterno e dall’interno, dopodiché mi siedo ai bordi di questa immensa piscina dove uomini donne e bambini si avvicinano per bagnarsi il volto, mi siedo ed osservo tutta quanta quella bellezza.

Un luogo mistico, tutto da conoscere ed assaporare, ho avuto delle sensazioni indescrivibili in quel momento, quel momento in cui, l’India che avevo da sempre sognato, stava entrando dentro di me.

Nella strada di ritorno verso l’hotel il mio amico si ferma a prendere un caffè così io ne approfitto per visitare un negozio di souvenir, ho acquistato varie tipologie di tè che non vedo l’ora di assaggiare.

Mi faccio una bella doccia ed attendo la cena. Raj, il ragazzo che mi ha accolto in aeroporto, mi porta a cena in un locale tipico in India, ho assaggiato il vero pollo al curry, mamma mia quanto piccava e delle alette di pollo in una salsa alla menta, davvero no spicy e squisite.

Raggiungiamo l’hotel tramite tuk tuk, il mio primo, e devo dire che nel traffico è stata una vera esperienza anche questa, frecciano come fulmini!

Ritorno in hotel con il sonno che si fa davvero sentire, penso all’infinità di cose e sensazioni che oggi ho provato e ne sono immensamente grata, immensamente.

Jaipur, India

GIORNO 2

India – Delhi – Jaipur

Eccomi qua, al termine di un’altra incredibile giornata in India.

Con Jaq, il mio amico autista, ci siamo “incamminati” verso Jaipur, la capitale dello stato del Rajasthan.

Quasi sei ore di macchina che mi hanno fatto fare il pieno di scimmie incontrate lungo il tragitto dato che il martedì, a detta del mio amico, è il giorno del mercato delle banane, di elefanti, cammelli e mucche che attraversano la strada come e quando vogliono, e di mille risate che ci siamo fatti cammin facendo. Ci siamo fermati solo una volta e a bordo dell’autostrada mi sono gustata un buon black marsaala tea e fatto i primi acquisti indiani (ho trovato il Piccolo Principe in lingua hindi, adesso posso morire felice).

Arrivati in città ci siamo fermati per il pranzo e subito dopo ho vissuto un’esperienza pazzesca, sono salita in una specie di risciò a tre ruote e un signore mi ha fatto fare un giro per vedere dall’esterno la città vecchia, ovviamente in mezzo al traffico quindi ho rischiato la vita svariate volte, ma è stato troppo figo, ho scattato mille foto, annusato mille odori conditi sempre con un po’ di smog e visto da molto vicino mille volti, sempre sempre sorridenti, me la sono spassata, non facevo che sorridere.

Nel tardo pomeriggio Jag mi ha fatto una sorpresa, mi ha presentato il primo fuori programma della giornata, mi ha portato in una specie di villaggio tradizionale indiano e mi ha fatto entrare in un negozio tessile magnifico, mi sembrava di essere entrata nell’arcobaleno, sono rimasta affascinata dalla cordialità dei ragazzi che mi hanno accolto e delle donne che mi hanno presentato i loro lavori, fatti interamente a mano, mi hanno offerto un buon tè e a cuore caldo mi sono sfogata in uno shopping frenetico, quando ho scoperto la cifra mancava poco a sentirmi male ma poi ho riguardato le mani e gli occhi di quelle donne, ho pensato che era giusto così; sono uscita con una busta piena e una pashmina regalata e un sorriso raggiante e soddisfatto.

Credevo avessimo finito ma a quanto pare non era così, ci immettiamo nella strada principale e ad un certo punto Jaq ferma la macchina, mi riserva i soliti preziosissimi consigli sulla mia sicurezza e mi dice che posso scendere a fare le foto, rimango stupita perché non mi ero accorta di niente, poi ho alzato lo sguardo, così, puro ed immenso mi si è presentato, una meraviglia mozzafiato, il Palazzo dei Venti, vorrei fotografarlo da mille angolazioni ma alla fine mi ritrovo una ventina di foto tutte pressoché identiche, a volte solo con la fotografia non riesco ad esprimere tutto il mio stupore, spero un giorno di fare molto meglio.

E’ arrivato davvero il momento di raggiungere l’hotel, un posto meraviglioso e delicato, costruito in pieno stile Mogul e pieno di decori; un enorme lucchetto dorato permette l’accesso alla mia camera, davvero molto carina e subito fuori dalla mia porta trovo la terrazza dell’hotel che guarda l’intera città, poso rapidamente le mie valigie e corro fuori a fare due foto, è qui che è successa un’altra magia, l’ennesima di questo viaggio che si sta rivelando davvero sorprendente.

Si affaccia una ragazza in sari e i miei occhi non fanno che sorriderle, così la saluto e ci presentiamo, vedo e sento che riserva la mia stessa gioia per quell’incontro e ad un certo punto, dopo aver scoperto che sto viaggiando da sola e che per la cena sarei rimasta in hotel, mi chiede se voglio andare con loro in un posto chiamato Choki Dhani, per passare la serata insieme al suo bambino e a suo marito.

Mi esplode il cuore di gioia, accetto senza pensarci due volte e corro a farmi una doccia.

Durante il viaggio in macchina ci raccontiamo le nostre vite e sembra che ci conoscessimo da sempre.

Sono immensamente grata perché mi hanno portata in un posto pazzesco che riproduceva le vere tradizioni indiane, ho montato un cammello insieme a loro figlio e ho visto come si prepara il pane Naan.

Probabilmente non ci rivedremo più in vita nostra ma credo che resterà nel mio cuore calcata per sempre.

Palazzo di Jaipur, India

GIORNO 3

India – Jaipur

Mi sveglio maledicendo la suoneria che mi fa sussultare, mamma mia che sonno stamani, la sera leoni la mattina…

Mi vesto e indosso un filo di mascara, ancora con gli occhi appiccicati salgo al terzo piano dove mi hanno detto esserci la colazione…mio dio….

Una vista pazzesca su tutta Jaipur mi invade gli occhi e il pizzicore dell’aria fresca di questa mattina mi svegliano davvero, una delle colazioni più belle della mia vita.

Mi accorgo che sono in ritardo così butto giù l’ultimo sorso di tè e scendo.

Puntuale come un orologio svizzero ecco che arriva Jaq, salgo in macchina e vengo invasa da un forte odore di incenso, si scusa molto e mi dice che ha appena terminato di fare la sua preghiera, gli rispondo con un grande sorriso e gli occhi lucidi.

Iniziamo la lunga giornata che è stata oggi, non sembrava dal programma ma il mio amico, che ora è davvero tale, mi fa scoprire molti posti ancora che il tour in reatà non prevede.

Iniziamo con Amber Fort che si affaccia sul lago Maota, Jaigarh Fort e Nahargart Fort, uno più bello dell’altro, il primo più turistico ma davvero sensazionale, gli altri meno turistici e allo stesso modo splendidi, cammino lungo le loro mura e mi accorgo che il sole, dietro la foschia mi ha colorato le guance.

Subito dopo pranzo ci dirigiamo verso la parte vecchia della città e visito Hawa Mahal e il palazzo della città: Jantar Mantar, mi soffermerei su quest’ultimo anche se non ho parole per descrivere tanta bellezza, architettura ricercata e ricca di dettagli, dipinti cangianti al rosa e al rosso, sembra di essere in un altro mondo, riempio la mia memoria della fotocamera di foto e ritorno verso la macchia.

Adoro Jag anche perché sembra essere entrato nella mia testa, mi riserva molti consigli per la mia sicurezza ma mi lascia libera di girare e fare cose, oggi ho provato anche ad attraversare la strada, non sono impazzita, qua è un’impresa titanica e mentre lo stavo facendo avevo un’adrenalina immensa ma è stato veramente troppo bello.

Il mio ultimo giorno a Jaipur non termina qui, altra sorpresa del mio amico, ci addentriamo nelle strade più sperdute della città e Jag mi porta a visitare un laboratorio dove vengono prodotti i tappeti, un ragazzo mi spiega il procedimento ma io rimango letteralmente incantata sulle mani di un piccolo omino che tutto impegnato sta tessendo un tappeto. Non ha mai mai distolto lo sguardo dal suo lavoro, è stato incredibile, anche qui devo fare per forza alcuni acquisti. Ma la mia carta di credito inizia davvero a piangere nella prossima tappa, negozio di spezie/tè…

Sempre in un villaggio sperduto, un ragazzo sorridente mi conduce nel suo negozio, mi fa sedere in un piccolo sgabello di legno ed inizia a parlare delle sue spezie, credo di essere rimasta seduta ad ascoltarlo per almeno un’ora…mi ha colpito l’amore e la cura con cui ne parava, crea le fragranze con le sue mani, mi ha condotto nel suo laboratorio e lì dentro tutto trasudava storia, mi dice che svolgono questa attività da 74 generazioni, SETTANTAQUATTRO.

Non vi dico quello che ho comprato ma vi assicuro che quando sarò a casa e mi avvicino a quella busta mi basterà chiudere gli occhi e ritornerò in questa strabiliante terra ricca di sorprese.

Torniamo in hotel ma per la strada vedendo molte bancarelle di frutta mi viene l’acquolina in bocca così chiedo al mio amico se posso comprare delle banane, acconsente così stasera serata relax, acqua e banane.

Jag: ”Tutto bene oggi?”

Noe: “Si, mi è piaciuta molto Jaipur, grazie mille Jag”

J: “Nessun problema, vuoi tornare in hotel?”

N: “Come vuoi, tu vuoi tornare a casa?”

J: “No no, tu devi decidere, sei tu il mio capo!”

N: “No Jag, io non sono il tuo capo, io sono tua amica”

Jag qui mi ha risposto stringendomi forte la mano, in India, un uomo adulto non tocca mai una ragazza a meno che non sia sua figlia, e poi a seguito di una rumorosa esclamazione di gioia:

J: “E’ vero siamo davvero amici”

GIORNO 4

India – Jaipur – Agra

Carico le mie valigie nella macchina che in questi giorni mi ha fatto ammirare cose mai viste prima, entrate dentro l’anima e incastonate per sempre nella stanza dei ricordi indelebili.

Partiamo verso Agra e nel primo tratto di strada, quando ancora il traffico blocca il nostro tragitto mi metto a lavorare ai ferri e Jag lo vedo incuriosito e mi chiede cosa stessi facendo.

Dopo l’ardua impresa di spiegare a Jag il lavoro a maglia, ripartiamo e non ci fermimo prima delle 3 ore di viaggio.

Lo facciamo solo perché lungo l’autostrada (non immaginatevela come in Italia!), alla vista di un tempio Hindu pieno di colori, esclamo e Jag, senza dire niente, fa inversione a U nella corsia apposita (ecco perché vi ho detto di non pensare alle nostre autostrade) e si ferma all’entrata.

Con il naso all’insù mi meraviglio davanti a tutti quei colori, mi sembra di essere entrata nell’arcobaleno.

Tolgo le mie calzature e poggio i miei piedi nel freddo marmo, una sensazione unica, come la prima volta.

Scatto due foto all’esterno e proseguo, nella lunga scalinata che mi condurrà all’interno del tempio. Mi guardo intorno e vedo molte donne vestite di mille colori, in perfetta sincronia con la massiccia costruzione, che ruotano attorno a due specie di grandi vasi con al centro una pianta, effettuano rotazioni continue, si fermano soltanto per toccare la terra e per dare offerte, questa preghiera prosegue incessante fino a che non vado via.

Entro dall’entrata principale e il suono della campana che ogni religioso tocca prima di uscire mi frizza il cuore, una serie di altri mille campanellini sono attaccati al soffitto e davanti a me uomini, donne e bambini in preghiera, incontro una famigliola che si è fatta fare il bindi, credo fossero nonna nonno e bambino, non raggiungeva l’anno di vita, faccio un grande sorriso e loro mi salutano con altrettanta gioia, chiedo se posso scattare loro una fotografia ed accettano subito, un gesto di profondo rispetto e cordialità è accaduto quando la donna prende in collo il bambino e lo porge a terra prono come per baciarmi i piedi, ero imbarazzata ma allo stesso tempo profondamente grata per quello che è successo e ne rimango stordita per molto tempo, è come se avessero attivato il pulsante dei pensieri profondi, quel gesto mi ha fatto sentire profondamente al sicuro.

Continuiamo fino al tempio successivo, Abhaneri, un luogo immerso nella campagna, circondato da campi di fiori gialli ed erba verde, decorato con arenaria, roccia sedimentaria di colore rosso/rosa. Faccio alcuni giri del tempio ammirandolo dall’esterno e poi, sempre togliendo le mie calzature entro.

Lascio un’offerta al tempio e il sacerdote mi segna la fronte con un bel bindi arancione (il puntolino colorato in mezzo alla fronte), Jag mi spiega che il colore arancio del bindi fa vedere al mondo che ho eseguito l’offertario nel luogo di culto.

Esco dal quel sito meraviglioso e ricolmo di energia, proseguiamo la nostra cavalcata e passiamo dallo stato del Rajasthan a quello dello Uttar Pradesh, arriviamo a Fatehpur Sikri e Jag mi dice che questa volta mi servirà la guida per visitare la costruzione che ha accolto una popolazione vasta di religioni e la moschea, non è sicuro girare essendo una donna da sola in un luogo di culto musulmano.

Conosco la mia guida, un signore splendido che mi spiega molte cose facendomi fare un salto nel passato vero e raccontandomi la magia di questa città reale perfettamente conservata e chiamata “città della vittoria”, che incarna l’esempio tipico di città murata moghul, in cui convivevano varie religioni. Raggiungiamo la città murata tramite un pulmino, pago il mio ingresso e mi tuffo in quel luogo che trasuda storia. La mia simpatica guida mi riserva oltre che a molte informazioni davvero dettagliate, imparate in 30 anni di esperienza, un vero servizio fotografico, e chi lo dice che a viaggiare da soli non si hanno foto? Le due ore passate lì scorrono veloci proprio come i suoi passi, faticavo a stargli dietro ma mi ha fatto vivere davvero una bella avventura, soprattutto quando siamo entrati nella moschea, Jama Mashid, appena fuori dalla città murata, conosciuta anche con il nome di Friday Mosque, ricca di dettagli che richiamano l’architettura iraniana con elementi persiani e marmo indiano proveniente proprio da Agra, lo stesso marmo con cui è stato eretto il Taj Mahal.

Avere la guida è stato FONDAMENTALE e necessario per me in questo luogo perché mi sarei davvero trovata in difficoltà con alcune persone un po’ troppo invadenti.

E’ stata un’esperienza meravigliosa anche perché all’interno della moschea ho donato nel tempio di Allah i miei doni ed ho espresso i miei desideri che dovrò tenere segreti a detta della mia guida.

Ho dato il mio tessuto verde bordato d’oro al guardiano che lo ha steso nel tempio, mi ha poggiato dei petali fucsia nella mano destra e li ho cosparsi sopra il telo, poi ho legato il mio filo rosso alla fessura della finestra. La mia mente doveva ripetere i desideri a lungo e così ho fatto, ma quando mi ha poggiato il filo rosso nella mano, i miei pensieri si sono bloccati ed un nodo alla gola si è stretto…il filo rosso…un giorno forse vi racconterò perché sia legata particolarmente a questo simbolo, per adesso resta segreto come i desideri che ho espresso.

Finita questa visita sono ritornata con la mia guida da Jag, era ormai calato il sole ed ho sperimentato la guida di notte…sorvoliamo.

Sono comunque arrivata nel mio alloggio qui ad Agra sana e salva con una scorta di naan e banane nel mio zaino, quindi ero anche parecchio felice.

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Agra, India

GIORNO 5

India – Agra

Stamani sveglia più paziente, alle otto apro gli occhi e mi vesto, scendo a fare colazione in questo alloggio dove credo di essere l’unica ospite.

Mi preparano la colazione e assaggio il naan alle patate, porca miseria se è piccante…stamani altro che se mi sveglio rapidamente, ero seduta di fronte all’entrata della cucina e a discapito dell’odore rimasto sui miei vestiti io ero super felice, mi è piaciuto osservare il signore che mi stava preparando le cose ai fornelli, ad un certo punto si è messo anche a canticchiare, troppo figo.

Finisco la colazione e con calma mi avvio verso la macchina, Jag mi stava aspettando e così ci siamo diretti immediatamente verso il forte di Agra.

Mi accoglie un grande edificio in arenaria rossa con due colonne ai lati dell’entrata, decorate a mosaico, lo supero e mi trovo il forte.

Varie fessure con ghirigori sono protagoniste delle mie foto, ma ad una certo punto proseguendo verso l’interno del forte, ecco varie costruzioni fatte con un accecante marmo bianco in contrasto con l’arenaria rossa, è subito meraviglia!

Passeggio e scatto foto, è stata davvero una fantastica visita.

Dopo aver terminato con il forte è ora di pranzo e dopo aver mangiato rientro in hotel, oggi come mi ha detto Jag, è un giorno lazy, tutto deve avvenire con calma e con relax perché domani la mia sveglia suonerà all’alba, il grande Taj mi sta aspettando. E’ come se stesse per avvenire una ricorrenza importante, come un matrimonio, sono necessari tutti i preparativi e io li sto seguendo tutti, il mio giorno speciale nel mondo sta per accadere, sono vicina alla mia prima delle sette meraviglie del mondo…DEL MONDO.

Credo che per un viaggiatore sia davvero un giorno che ricorrerà negli anni a venire, proprio come un matrimonio o la nascita di un figlio. Non sto esagerando, il mio cuore e la mia anima si stanno preparando, sta per accadere qualcosa di molto grande.

Mi sveglio, indosso il mio Kanken e riparto, Jag mi accoglie nella sua macchina, perfettamente puntuale come sempre, prima destinazione del pomeriggio, Baby Taj.

Entro al gate e mi appare così, senza preavviso, non dietro l’angolo ma così, davanti, e mi schiaffeggia il cuore, vengo assalita da un brivido ricordando la sua storia e incredula adesso mi ritrovo proprio qui davanti.

Il bianco mi acceca e le decorazioni mi rapiscono, tolgo le mie calzature e inizio a passeggiare, fotografo come se non ci fosse un domani questa tomba così affascinante e ricca di storia. Dopo un tempo che non percepisco, torno alla macchina, non riesco a spiegare a Jag la mia emozione così mi limito a dire che è stato bellissimo.

Jag però ha in serbo un’altra sorpresa pe me, mi piacciono le sue sorprese perché ogni volta mi fanno vivere qualcosa di veramente profondo.

Infatti, non mi sbagliavo…decide di farmi visitare i giardini sul retro del Taj Mahal.

Sono le ultime due parole che cancellano tutto nella mia mente e mi fanno sussultare, mi suonano come eco nella testa, vuol dire che vedrò per la prima volta il magnifico.

O MIO DIO.

Appena in tempo per comprare il biglietto prima della chiusura del gate.

Cammino in questo verde spazio che assomiglia più ad un frutteto, costituito da alte piantagioni ai lati.

Capisco che Lui, apparirà tra qualche passo, svoltato l’angolo.

E’ Lui davvero, oppure Lei, la tomba più bella del mondo.

Le mie mani smettono di ticchettare sulla tastiera, non trovo le parole, forse non esistono, io non lo so, ho attraversato tutto il giardino quasi correndo, ero inebetita da quella vista, ho raggiunto il muro più vicino a Lui e mi sono fermata, non credo sia successo ma la mia sensazione è stata quella di una brezza fresca sul viso, ho chiuso lentamente gli occhi e una lacrima ha inumidito le mie ciglia, ho respirato profondamente e li ho riaperti, c’era molta gente ma a me si sono azzerate tutte le voci, io non lo so ma credo di aver avuto la sindrome di Stendhal, non so dopo quanto tempo sono riuscita a tornare vigile, ma in quel momento, giuro, mi sembrava di essere appena uscita da un vortice, mi siedo un attimo, sempre con gli occhi fissi su di Lui e provo a realizzare.

Sono davvero io, sono davvero qui in India e quello davanti ai miei occhi è il Taj Mahal.

Non sapevo come condividere tutta quella sacchettata di emozioni. La prima cosa che faccio è stata aver tirato fuori il telefono ed aver videochiamato Matteo, dovevo per forza regalargli quella sorpresa, poi ho fatto la stessa cosa con mia mamma e mia sorella, sapevo che mio babbo era al lavoro, e poi la Stefi e la Lela.

Non ho contato il tempo ma il tramonto mi ha detto che era l’ora di salutarlo, fortuna non era un addio.

GIORNO 6

India – Taj Mahal – Agra – Delhi

5:15, suona la sveglia.

Stamani non ho sonno, salto giù dal letto, letteralmente.

Mi vesto a modino e mi trucco, il mio solito mascara, indosso la mia pesante mantella di lana, credo che fuori faccia davvero fresco, e il mio zaino con macchina fotografica e rupie all’interno.

Fuori è buio e salgo rapidamente in macchina dove Jag e la mia guida mi stanno attendendo, si, ho richiesto la guida per questa mia ultima tappa, sentivo che era giusto così. Lo è stato, oltre che narrarmi la storia mi ha anche riservato preziosi consigli su foto e logistica.

Arriviamo al gate ancora chiuso e attendiamo, non tiro fuori il telefono, ho solo la mia macchina fotografica attaccata al collo.

Sono la terza e dietro di me la prima centinaia di persone che il giorno 22 Dicembre 2018 in India, ad Agra per la precisione, varcheranno quella porta per godere della vista di una delle sette meraviglie del mondo.

E’ stata un’esperienza totale e profonda, un cigolio rumoroso ci avverte che stanno aprendo le porte, numerosi controlli ci attendono e finalmente sono dentro.

Percorriamo una lunga passeggiata illuminata da faretti prima di arrivare lì, a quell’arco nell’area est che ci accoglierà davanti a Lui.

La mia guida mi intrattiene all’esterno per le prime narrazioni, mi scatta una foto ed entriamo.

Sbam.

Pitturato, finemente, mi appare incorniciato dall’arco di entrata, non appare nitido ma sfumato, credo sia olio su tela.

Una nuvola gli accarezza le pareti e il bianco mi invade, il bianco del marmo e della nube.

Ancora il sole è timido e non appare, è troppo presto.

Non riesco bene a ricordare ciò che ho provato, ricordo bene però il nodo alla gola e la mia temperatura corporea salire e contrastare il freddo della mia pelle.

Prendo un fazzoletto dal mio piccolo marsupio e mi asciugo la prima lacrima, credo sia stata una goccia di rugiada, proprio come nelle favole che mi leggeva la maestra alla scuola elementare, sono certa di trovarmi all’interno di un romanzo, credo sia “Lo Strabilisco”.

Deve essere per forza un sogno, io non credo di aver pensato in quel momento, l’incredulità e l’emozione hanno avuto il sopravvento.

Mi desta dal mio sogno la voce della mia guida dagli occhi color dell’acqua, contrastanti quella pelle di colore scuro, deve essere il narratore.

La sua voce e il cinguettio di alcuni uccelli mi cullano e intanto mi accorgo di star passeggiando.

Ci fermiamo per la prima foto, io incredula, ancora le altre persone non sono entrate e quello che mi invade è una gradevole sensazione di pace.

Passeggiamo ancora e ancora, lo percorriamo tutto intorno ammirando ogni suo dettaglio, quei fiori intagliati nel marmo, uno ad uno, quei petali successivamente decorati con lapislazzuli e altre pietre provenienti da varie parti del mondo.

Entriamo e le due tombe erette mi guardano come se stessero osservando proprio me, mi si stringe il cuore e penso all’amore.

Usciamo ancora e le nuvole se ne stanno andando via, piano piano, proprio come in un sogno, ancora non posso svegliarmi.

Non gli tolgo gli occhi di dosso, lo faccio delicatamente, ma non lo mollo nemmeno per un secondo, mi fermo più volte, per fotografare e semplicemente per osservare.

Giriamo ancora e ancora, toccando le sue pareti e il suo suolo ma anche aggirandolo dai giardini che lo circondano.

Il tempo scorre così velocemente che vorrei poter semplicemente stringere il pugno per tenerlo più a lungo possibile, così, vicino a me, ma solo adesso mi ricordo che non sto sognando e che le ore sono passate e allora mollo la presa, ruoto la testa staccandogli per la prima volta lo sguardo e gli volto le spalle. Ma non funziona, il nodo alla gola stringe ancora e, lo so, non mi riescono proprio gli addii, proprio per niente, mi giro di scatto verso di lui e mi fermo, la mia guida dagli occhi turchini sembra avermi letto dentro, si blocca, distante da me e non parla.

Rimango immobile in piedi davanti a Lui, ci guardiamo per l’ultima volta e mi scende ancora una lacrima, mi asciugo e respiro profondamente, è proprio l’ora di salutarci.

La mia guida mi riporta nuovamente alla realtà e mi chiede se va tutto bene, mi volto e gli sorrido, tutto bene.

Ripercorriamo la stessa strada ma questa volta mi sembra infinita, dalle nostre bocche non esce nemmeno una parola, guardo in basso e proseguo, mi accordo di stare ridendo, adesso so, dal profondo della mia anima che non era un addio, non può essere stato un addio.

E’ lì che si conclude il mio viaggio in India.
E’ lì che ho lasciato tutte le mie energie e tutte le emozioni che durante la strada ho accumulato.
E’ lì che sono rimasta per molto tempo anche quando fisicamente non c’ero più.

Enne

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Elisa

    Che meraviglia! Ho vissuto due anni e mezzo in India ed ogni volta che leggo articoli su di Lei ho i brividi!

    1. Noemi

      Ciao Elisa,
      Wow, ciò che mi hai scritto è una meraviglia.
      L’India è magica e immagino che la tua vita là sia stata incredibile, i miei giorni in India sono stati davvero indimenticabili!

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